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Studio ed Interpretazione del Canto gregoriano
Molti liturgisti hanno messo da parte quel tesoro (che per la Chiesa è la musica sacra), dichiarandolo "accessibile a pochi", l'hanno accantonato in nome della "comprensibilità per tutti e in ogni momento" della liturgia postconciliare. 
Dunque, non più "musica sacra" (relegata, semmai, per occasioni speciali, nelle cattedrali) ma solo "musica d'uso", canzonette, facili melodie, cose correnti. 
E' divenuto sempre più percepibile il pauroso impoverimento che si manifesta dove si scaccia la bellezza e ci si assoggetta solo all'utile. 
L'esperienza ha mostrato come il ripiegamento sull'unica categoria del "comprensibile a tutti" non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere. 
Liturgia "semplice" non significa misera o a buon mercato, c'è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica della Chiesa in nome della "partecipazione attiva": ma questa "partecipazione" non può forse significare anche il percepire con lo spirito, con i sensi? 
Non c'è proprio nulla di "attivo" nell'ascoltare, nell'intuire, nel commuoversi? Non c'è qui un rimpicciolire l'uomo, un indurlo alla sola espressione orale proprio quando sappiamo che ciò che vi è in noi di razionalmente cosciente ed emerge alla superficie è soltanto la punta di un iceberg rispetto al ciò che è la nostra totalità? 
Chiedersi questo non significa certo opporsi allo sforzo per far cantare tutto il popolo, opporsi alla "musica d'uso": significa opporsi a un esclusivismo (solo quella musica) che non è giustificato né dal Concilio né dalle necessità pastorali. 
Una Chiesa che si riduca solo a fare della musica "corrente" cade nell'inetto e diviene essa stessa inetta. 
La Chiesa ha il dovere di essere anche "città della gloria", luogo dove sono raccolte e portate all'orecchio di Dio le voci più profonde dell'umanità.
La Chiesa non può appagarsi del solo ordinario, del solo usuale: deve ridestare la voce del Cosmo, glorificando il Creatore e svelando al Cosmo stesso la sua magnificenza, rendendolo bello, abitabile, umano.
J. Ratzinger

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